Pelike

La pelike è un vaso, utilizzato come contenitore di liquidi, con imboccatura larga e profilo continuo e con il massimo diametro del corpo in prossimità del piede, al quale si unisce senza stelo (una forma simile all’anfora). Ha due anse verticali a nastro o con costolatura centrale. Comparve ad Atene nell’ultimo quarto del VI secolo a.C., solo in seguito all’introduzione della tecnica a figure rosse, benché ne esistano esemplari dipinti a figure nere, e la sua produzione continuò fino al IV secolo a.C. Col tempo tese ad assumere un orlo più ampio il quale, nel IV secolo a.C., raggiunse il diametro massimo del ventre. Esistette una variante della pelike che presenta il collo distinto; è meno comune, ma si ritiene sia stata la variante più antica. Dal 450 a.C. circa vengono impiegate anche come contenitori per le ceneri dei defunti. Fu particolarmente usata, in una versione di minori dimensioni, nella ceramica di Gnathia.
Il termine è certamente impiegato dagli archeologi moderni per indicare questa particolare forma di anfora appena illustrato, ma era usato in antichità per indicare una indifferenziata serie di oggetti a forma aperta.
La Pelike esposta al Museo Diocesano di Brindisi è a corpo ovoidale poggiante su basso piede, collo basso e bocca ad orlo svasato, decorata a figure rosse su vernice nera. Sulle due facce raffigura a sinistra teste muliebri con artificiose acconciature e monili tra palmette. Risale al III sec. a. C. ed è alta cm. 21,2.